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Carissime lavoratrici, carissimi lavoratori, carissimi ospiti, anche per quest’anno CGIL, CISL e UIL di Venezia mantengono l’impegno assunto nell’attivo del 2007 di dedicare un appuntamento annuale al tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Questa scelta è finalizzata a far diventare questo tema un appuntamento vissuto da tutto il mondo del lavoro veneziano, dalle istituzioni, dai cittadini. Noi vogliamo che la salute e la sicurezza siano vissute come una priorità atta a trovare anche soluzioni e risposte politiche ai bisogni di informazione e conoscenza e a far discutere le proposte e le iniziative necessarie per affrontare positivamente questa emergenza. E’ questo un nostro preciso impegno, che purtroppo si inserisce in un momento particolare di forte ed intensa crisi economica, finanziaria ed occupazionale, non solo nei nostri territori, ma nell’intero sistema Paese. Con rammarico registriamo dati pesanti. Qualche giorno fa l’OCSE e la Banca d’Italia hanno “misurato” il tasso di disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Peggio di noi, tra le nazioni cosiddette sviluppate, solo il Messico, la Turchia, il Portogallo, Gli Stati Uniti e la Polonia. Sempre la Banca d’Italia, nella periodica indagine su “I bilanci delle famiglie italiane”, il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% dell’intera ricchezza netta delle famiglie. Un livello di diseguaglianza rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi 15 anni. Una diseguaglianza di cui due studiosi, R. Wilkinson e K. Pickett illustrano in un loro testo “La misura dell’anima”, affermando come la dieseguaglianza aumenti il malessere psicologico di tutti noi, intensificato soprattutto nel posto di lavoro. Di più secondo i due studiosi: “tanto la società malata quanto l’economia malata hanno le proprie origini nell’aumento della disuguaglianza”. E’ indubbio che l’attuale crisi occupazionale e la precarietà del mercato del lavoro hanno aggravato le condizioni di lavoro. Si può affermare che il lavoro politico-sindacale sul tema della sicurezza hanno contribuito a diminuire gli incidenti e gli infortuni mortali sul lavoro, ma è altresì evidente che tale condizione di calo è dovuto principalmente al calo occupazionale, alle politiche industriali di delocalizzazione delle lavorazioni più a rischio e ad un ricorso sempre più esteso del lavoro sommerso. Il contesto economico nella nostra regione registra esigui recuperi ed una mancata ripresa. Il PIL del Veneto nel 2009 è diminuito, in termini reali del 5%. Si evidenzia, altresì una persistente flessione dei dipendenti (-32.000) soprattutto nel comparto industriale. Il tasso di occupazione del Veneto è risultato pari al 65,3%, mentre il tasso di disoccupazione nel primo semestre 2010 è salito al 5,6%; l’ammontare delle persone in cerca di occupazione è risultato, sempre nel primo semestre 2010, pari a 126.000 unità: +22.000 unità rispetto al corrispondente trimestre 2009. Pertanto, in tempi di crisi come questo, l’attenzione al tema della salute e sicurezza può sembrare banale o secondaria per chi ha perso il posto di lavoro, o chi “ “saltella” nella precarietà, o per chi il posto di lavoro continua a essere “una chimera a tempo indeterminato”. Ed invece i lavoratori, i precari, gli immigrati, le donne ci pongono con sempre maggiore determinazione un bisogno di lavoro sicuro e “normale” senza rischi e pericoli, per aiutare a far crescere una nuova cultura nei luoghi di lavoro collaborando con il sindacato, i delegati ed i loro RLS. L’attuale crisi occupazionale ha aggravato le condizioni di lavoro e incoraggiato comportamenti scorretti di alcuni imprenditori per nascondere ciò che accade nelle aziende, soprattutto in quelle piccole dove il rispetto delle regole sulla sicurezza diventa un’eccezione. Lo sanno bene gli RLS che devono fare i conti con la frammentazione dei cicli produttivi, dispersi in tante aziende, ciascuna delle quali spesso fa capo a più datori di lavoro; esempi di questo tipo sono ampiamente presenti nella nostra provincia. E mentre le statistiche (parziali) al 30 giugno c.a. ci davano in provincia di Venezia segnali positivi (un decesso), dieci giorni fa l’ennesima notizia triste e sciagurata di altri 4 morti sul lavoro in particolare nei comparti dell’edilizia e dell’agricoltura: una nel padovano, un’altra nel trevigiano e due in Alto Adige. Una settimana fa invece a Noale muore un lavoratore schiacciato da sei pannelli in cemento armato. Mercoledì scorso un giovane lavoratore perde la vita a poca distanza dal casello di Spinea, travolta da un autocarro, mentre effettuava un intervento di dipintura della segnaletica stradale Il Veneto, con la Puglia, va ad occupare in aprile 2010 lo sconfortante secondo posto a livello nazionale; entrambe con il 10,6 % delle vittime del Paese. Prima è ancora la Lombardia (17,7%) e terza ancora la Sicilia. Cresce l’emergenza in Campania, in Sicilia, Sardegna, Marche e Lazio. Il triste primato delle morti per settore (dati di Vega Engineering a cui va il nostro ringraziamento per averci fornito le notizie del suo Osservatorio) spetta sempre ad agricoltura ed edilizia: rispettivamente con il 31,9% ed il 24,1% delle morti in Italia nel primo quadrimestre. L’INAIL, purtroppo, non ci consegna una banca dati aggiornata e dettagliata. Ci danno il dato ultimo relativo al primo semestre 2009 per un totale di infortuni di 397.980 unità (-10,6% rispetto al primo semestre del 2008) e 490 incidenti mortali (di cui 119 in itinere) con un – 12,2% rispetto sempre al primo semestre dell’ano precedente. Nel 2009, nella provincia di Venezia, si registrano 16.027 infortuni, di cui 1.223 nel centro storico, 4.469 nel Sandonatese. Al 31 maggio 2010, nel Veneto, 40.720 infortuni, e nel veneziano 6.454. Se diminuiscono gli infortuni, nella nostra provincia, aumentano le malattie professionali. Al primo posto ci sono sempre l’ipoacusia e la sordità. Negli ultimi anni sono intervenute patologie, continuamente in aumento, causate da agenti fisici influenti, in particolare sull’apparato muscolo-scheletrico; da ricordare la silicosi e l’asbestosi. Restano significative le malattie professionali non tabellate, ovvero quelle per cui spetta al lavoratore l’onere di provare il nesso causale con l’attività lavorativa esercitata. Tra i primi posti si rileva una patologia di rilevanza sul piano sociale ed umano quale è il cancro. Nel territorio della ULSS 12 elevata è la percentuale di malattie dell’apparato respiratorio, ma è anche alta la percentuale di tumori (il 42% del Veneto) e mesoteliomi (il 31% della regione), così come pure nella zona di Chioggia. Insorgono le malattie legate a patologie psichiatriche dovute a malessere organizzativo degli ambienti di lavoro con conseguenze quali mobbing, burn-out, molestie, vessazioni. Altro dato della nostra provincia: gli eventi infortunistici accadono in tutti gli ambiti produttivi, siano essi grandi o piccoli, siano essi pubblici o privati. Più a rischio è quel mondo del lavoro dove operano aziende di appalto e subappalto, quelle che gestiscono attività esternalizzate. Secondo l’Inail, le aziende di tipo artigianale (soprattutto nella classe da 1 a 15 addetti) presentano un indice di rischio notevolmente più alto delle aziende di tipo industriale. I lavoratori più esposti agli infortuni sono i precari, gli atipici, le donne, i migranti, i nuovi assunti. Altro dato negativo. Stavolta puramente politico, è rappresentato dai tempi lunghi per la completa attuazione del Testo Unico. Il Decreto legislativo 81/2008 del Governo Prodi, ha avuto il pregio di rinnovare di rinnovare l’insieme del quadro normativo, è entrato in vigore il 15 maggio 2008, ma dopo più di due anni, per larghissima parte, non è ancora operativo; mancano all’appello, infatti, ancora tutti i 25 decreti attuativi previsti dal decreto, nonostante in molti casi siano già stati superati i termini previsti per la loro emanazione. Perdura l’inattività del Ministro del Lavoro rispetto al decreto per l’attuazione del Fondo per la rappresentanza e la pariteticità previsto dall’art.52; ciò ha permesso alle aziende di non versare il contributo previsto per la presente annualità e quello relativo al 2009. Ferma anche la lotta al sommerso. L’art.14, comma 4, lettera c, fissa le condizioni per la revoca della sospensione dell’attività imprenditoriale:
a)la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria; b)l’accertamento del ripristino delle condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate violazioni in materia di salute e sicurezza.
Un ritardo rilevante sta maturando per una delle peculiarità della riforma: lo stress lavoro-correlato. Dal 1° di agosto tutte le aziende dovevano inserire all’interno del documento di valutazione dei rischi anche la parte atta ad evitare l’insorgere di situazioni di stress che possono provocare infortuni, ed invece ancora una volta assistiamo ad una proroga, come quella per cui dovevano pervenire all’INAIL i nominativi degli RLS per tutte le aziende, comprese quelle con organici inferiori ai 15 dipendenti. Poi, in merito alle disposizioni previste dal provvedimento in materia di “semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese”, il Governo interviene in modo che il datore di lavoro non sarà più obbligato a denunciare all’autorità locale di pubblica sicurezza gli infortuni sul lavoro con prognosi superiore a 3 giorni ma solo all’INAIL con il conseguente rischio che il Giudice non possa perseguire eventuali rilievi penali: Altresì riteniamo negativa la soppressione dell’Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, facendo confluire nell’INAIL le funzioni. Ricordiamo che questo Istituto che conta circa 1300 addetti, tra cui 540 precari, fa ricerca scientifica con varie e molteplici competenze su sicurezza sul lavoro e soprattutto un Istituto con un bilancio inattivo. Supportati da Cgil, Cisl e Uil di categoria, i lavoratori sono in lotta rivendicando la necessità di mantenere la propria autonomia con la creazione di un’Agenzia; una struttura indispensabile anche dal punto di vista economico, perché, con l’autonomia gestionale potrebbe continuare ad accedere ai finanziamenti europei nell’ambito dei programmi-quadro di ricerca e sviluppo tecnologico. A livello regionale, finalmente una nota positiva, qualche giorno fa il Sindacato confederale veneto ha firmato un importante accordo con Confindustria in materia di formazione degli RLS. Un buon lavoro in questo anno è stato prodotto anche in provincia di Venezia soprattutto nell’alimentare contenuti e proposte sindacali all’interno degli organismi paritetici, in conseguenze del lavoro svolto e nella contrattazione di posto di lavoro, e nell’impegno quotidiano dei delegati/RSU e degli RLS. Occorre ancora tanto lavoro e soprattutto disponibilità e convinzione degli Enti coinvolti negli organismi paritetici. In sintesi: a)Co.Co.Pro (Comitato Consultivo Provinciale) che ha la funzione consultiva di tutte le iniziative che possono riguardare l’intera gamma dei servizi prestati può essere ancora più incisivo; in particolare per far sì che l’Istituto abbia una banca dati aggiornata e dettagliata sugli infortuni, un monitoraggio permanente sulle nomine/elezioni degli RLS, certificazione celere su pratiche e ricorsi di lavoratori ex esposti amianto, un osservatorio sulle malattie professionali. b)COBIS (Commissione Paritetica Bilaterale per la Sicurezza nell’Artigianato) frutto di un importante accordo regionale del 2003, atta a promuovere e diffondere la cultura della sicurezza, finalmente dovrebbe funzionare con efficacia anche tramite compiti e funzioni attribuite agli RLST adeguatamente formati: c)OPP (Organismo Paritetico Provinciale per il settore industriale): da più di un anno è stata interrotta l’attività in quanto la rappresentanza di Unidustria non ha accettato un accordo su percorsi formativi proposto dalle Confederazioni dello stesso modello invece promosso a Verona dall’OPP con l’adesione degli SPISAL. d)Organismo Provinciale di Coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza: finalmente il 23 giugno scorso tale Organismo ha incontrato le OO.SS. per promuovere una ipotesi di regolamento. Esso è formato in virtù dell’art.7 dell’81/2008 ed è composto dai 4 SPISAL, INAIL, INPS, DPL, VV.FF., ISPESL.
Questo il quadro prodotto sicuramente con tante difficoltà in questo anno. CGIL, CISL e UIL assieme, almeno sulla tragedia delle morti e degli infortuni, possono ancora esercitare la funzione politica di tenere alta e forte la tensione, di saper ancora mobilitare le lavoratrici ed i lavoratori, di poter fare buona contrattazione e vertenzialità. Bisogna ridare dignità e valore al lavoro, per ricostruire appartenenza collettiva, uguaglianza, solidarietà, e lo vorremmo fare anche con l’apporto delle Istituzioni, della Pubblica Amministrazione, dei soggetti che siamo riusciti a coinvolgere ieri, come oggi. Tenere vivo questo appuntamento annuale è un dovere inalienabile soprattutto verso coloro che hanno pagato un carissimo prezzo per esercitare il diritto al lavoro, e di quanti, ogni giorno, per poter lavorare, mettono a rischio la loro incolumità. Buon lavoro, in salute.
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